Americani by John Jeremiah Sullivan

Americani by John Jeremiah Sullivan

autore:John Jeremiah Sullivan [Sullivan, John Jeremiah]
La lingua: ita
Format: epub
editore: Sellerio editore
pubblicato: 2014-12-14T23:00:00+00:00


La-hwi-ne-ski:

La carriera di un naturalista eccentrico

Per Guy Davenport

Tutte le Storie d’America non sono che frammenti o sogni.

CONSTANTINE SAMUEL RAFINESQUE

Lo Stato del Kentucky ha la forma di una testa d’alligatore. E ha la stessa forma dello Stato della Virginia, come se quest’ultimo cercasse di avanzare verso ovest generando suoi cloni. Per certi versi è così. I confini meridionali dei due stati sono vincolati a una medesima proiezione orizzontale, rilevata nel 1728 dal colono di frontiera William Byrd, mentre i fiumi che formano i loro limiti settentrionali cadono dai lati opposti del massiccio appalachiano.

Nel 1818, una delle poche persone in grado di fare un resoconto non del tutto sconclusionato degli antichi processi geologici responsabili della simmetria si avvicinò a Louisville, Kentucky, a bordo di una lunga chiatta coperta che, secondo il costume locale, chiamava arca. Era estate. Scendeva a sud dall’Ohio, lungo l’occhio dell’alligatore. Per dieci lunghi anni aveva usato il cognome della madre, Schmaltz – li aveva passati in Sicilia sotto il dominio britannico, ed era meglio non sembrare smaccatamente francesi –, ma quando raggiunse il Kentucky, durante una spedizione botanica finanziata con cento dollari strappati a certi mercanti di libri di Pittsburgh come anticipo per una «Mappa Nuova e Più Precisa degli Affluenti di Pittsburgh» (mappa che disegnò davvero, ma che i committenti non pubblicarono), aveva ripreso il nome Constantine Rafinesque.

«Chi è Rafinesque, qual è il suo carattere?» chiese una volta John Jacob Astor. Rafinesque ebbe le vertigini di fronte alla complessità della risposta. «Un talento versatile», scrisse, «è qualità non rara in America, ma la versatilità di cui ho fatto mostra io... può sembrare impossibile a credersi: eppure è fatto positivo e riconosciuto che io sia stato per conoscenze Botanico, Naturalista, Geologo, Geografo, Storico, Poeta, Filosofo, Filologo, Economista, Filantropo...».

Le arche andavano solo in direzione della corrente. Dopo esser giunti a destinazione i proprietari le sfasciavano e vendevano la legna. Più che altro erano isole galleggianti, spesso legate una con l’altra (come avvenne nel viaggio di Rafinesque) a farne delle carovane. Un documento del 1810 informa che avevano la forma di «parallelogrammi». Alcune erano lunghe fino a venti metri. Si viveva in cabina o sul ponte, altre volte in tenda, si cucinava all’aperto sul fuoco. Si viaggiava con gli animali. Per scendere a riva e risalire, e lo si poteva fare a piacimento, si prendeva la propria barchetta, tenuta legata al parapetto. Le arche erano lente quando l’acqua era lenta, veloci se quella era veloce, e si schiantavano se era molto veloce. Generalmente a remare erano in tre. Questo modo di viaggiare tipicamente americano ha funzionato più di un secolo per tutti i viaggi interni, ma ha fatto perdere ogni traccia di sé, per cui oggi fatichiamo a immaginarcelo nei più elementari dettagli. Non ha avuto il suo Mark Twain. Rafinesque amava le arche perché poteva botanizzare durante la traversata. Sentì il polso vegetale del continente scivolando fremente per le sue vene. Quel mondo verde gli sussurrava nelle orecchie. E nel breve



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